Quanto ti costa l’ignoranza digitale?

ignoranza digitale

Ecco, io partirei subito facendo questa domanda a ogni singolo professionista, imprenditore comasco: quanto ti costa l’ignoranza digitale? Quante possibilità inespresse? Quante opportunità sprecate e magari accolte dai tuoi competitors? Quanta inefficienza?

‘…ma sì, dai, Rosa…si è sempre fatto così!’

In 5 anni di professione digitale, in cui opero quotidianamente con PMI e professionisti credo sia la frase più terribile e ricorrente che mi sia stata detta e, purtroppo, spesso anche a Como.
Si è sempre fatto così è una giustificazione a non metterci del proprio per comprendere come la trasformazione digitale possa realmente essere un aiuto allo stallo generale delle PMI.
No, non voglio dare false aspettative e certamente il digitale, il web i social, non saranno l’unica ancora di salvezza di molte aziende, ma sono certa che se non si cambia testa le aziende con management ‘vecchio stampo’, continueranno ad avere grandi difficoltà e rischieranno davvero grosso.

Oggi non vince il più grande, ma il più veloce. Ecco allora che l’ignoranza digitale si contrappone al concetto fondamentale di cultura digitale: cultura del fare, del creare, del proporre, del vendere.
Il territorio comasco viene osannato nel mondo e noi non siamo in  grado di coordinare attività di sviluppo digitale che vadano oltre il nostro piccolo orticello fatto di PMI o piccole associazioni. Il danno incredibile di questa mentalità è alla portata di tutti.

Ti riporto il capitolo 4.3 del mio libro ‘Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale’, non credo ci sia altro da aggiungere, solo ti chiedo di riflettere. Il libro, se ti interessa, lo puoi trovare su Amazon cliccando il link qui sotto.
Buona lettura


-da ‘Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale‘ di Rosa Giuffrè (Flaccovio, 2015)

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Il costo dell’ignoranza digitale

«Se pensate che formazione ed istruzione costino troppo care,provate a vedere quanto può costare l’ignoranza».
Anonimo

Quanto può costare, in termini concreti siano essi economici o di tempo, l’ignoranza in un’azienda? La risposta è semplice: moltissimo. Cerchiamo di elencare i rischi in due macro-aree per rendercene conto.

Nella MACROAREA AZIENDALE la non conoscenza di:

  • strumenti
  • tecnologie

incide su:

  • operatività generale di tutti i reparti
  • velocità di produzione
  • tempismo e reazione ai problemi
  • efficienza

limita:

  • la possibilità di sviluppo
  • le nuove opportunità
  • le idee
  • i nuovi progetti
  • il servizio ai clienti
  • le vendite e quindi il guadagno.

Nella MACROAREA DEL PROPRIO MERCATO DI RIFERIMENTO, la non conoscenza di:

  • competitor
  • tendenze
  • nuove tecnologie
  • nuove modalità di comunicazione

incide su:

  • tempestività delle risposte
  • presidio del proprio target di riferimento
  • gestione delle crisi e del target
  • ricerca e sviluppo

limita:

  • la propria competitività
  • la qualità del servizio
  • la comunicazione di valori aziendali.

In entrambi i casi, il risultato di questo comportamento è che tutto il processo produttivo e gli sforzi aziendali di tutti i reparti diminuiscono la loro efficacia. Il classico paradigma costi/benefici viene sbilanciato: a costi corrispondono sforzi richiesti superiori che disattendono le aspettative. Non sarà possibile competere con chi è presente e attento al mercato e gli obiettivi che ci si era prefissati difficilmente saranno raggiunti. Questo risultato si trasformerà in mortificazione e scoraggia­mento, innescando una catena pericolosa per l’azienda.

(…)

Secondo DEMING WILLIAM EDWARDS (guru della qualità):

«Ciò che dobbiamo davvero imparare è che dobbiamo tutti lavorare all’interno di un sistema. Ecco perché dico che tutti, ogni persona, ogni team, ogni divisione, ogni reparto, ogni componente non deve esistere per trarre un qualche vantaggio individuale o per competere con gli altri ma solo per contribuire all’intero sistema in un’ottica win-win».

Il risultato è che atteggiamenti di questo tipo per l’azienda sono un danno reale e concreto. La formazione e la tendenza a perseguire l’inno­vazione non sono una perdita di tempo o di produttività, al contrario sono un investimento per poter essere pronti e attenti ad un mercato che si evolve.

LE PMI RISPETTO ALLE GRANDI AZIENDE HANNO UNA GRANDE OPPORTUNITÀ DA SFRUTTARE: SONO PIÙ PICCOLE! Utilizza allora in modo strategico e a tuo vantaggio questa caratteristica come una grande opportunità. Forma i tuoi collaboratori, crea e proponi attività che li possano far crescere professionalmente e personalmente. Organizza corsi, aggiornamenti, momenti di scambio, chiedi a loro di proporti idee e ascoltali. Prima l’ignoranza digitale scomparirà dalla tua azienda e prima potrai essere un generale che porterà i propri ufficiali alla vittoria.

«Coloro che vogliono essere leader ma non lo sono dicono le cose.I bravi leader le spiegano. I leader ancora migliori le dimostrano. I grandi leader le ispirano».
Anonimo

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